La lezione della Montagna

Valle d’Aosta, Laghi di Lussert, 2800 metri. 

Percorro l’ultima salita che mi porterà all’ennesimo laghetto alpino.
Procedo di buon passo sul ripido sentierucolo di sassi e terra battuta, già pregustando la birra che mi aspetterà al rifugio, una volta tornata giù.

E poi li vedo scendere.

Lei ha almeno sessant’anni, capelli bianchi e polpacci forti.

Lui meno di sei. Un ammasso di riccioli biondi che incornicia il faccino concentrato.
Scende pian piano mettendo un piedino davanti all’altro stringendo forte una mano tanto più vecchia ed esperta.

A 2800 metri.
Da un sentiero che non consiglierei al mio peggior nemico.
Ma lui è presente e felice.

La nonna sorride mentre incrocia il mio sguardo affascinato e incredulo.

Voleva vedere il terzo lago, quello in alto…Bisogna abituarli da piccini alla meraviglia. Per stare in città nel cemento, ne ha di tempo.

Sorrido e mi faccio da parte per agevolare la loro discesa. Dalle mie labbra sfugge un complimento sommesso.

Lei ringrazia, sorride, si stira la schiena e appoggia il fianco sul bastone da montagna, guardando orgogliosa il nipote.

Grazie cara…Noi andiamo piano, ma andiamo. La montagna è così. Insegna a Sentire il Tempo”.

Annuisco e li vedo fare una curva difficile. Poi ricomincio la salita.

Penso a quelle due generazioni a confronto che, poco più in giù, usano i piedi per dialogare con la roccia. 

Alla lezione silenziosa che mi hanno appena dato sul Tempo. 
Alla mia esigenza di correre, di guadagnare la cima per poi iniziare subito la discesa.
A quell’ansia subdola che mi spinge a vivere continuamente nel futuro, senza vivere il presente.

E capisco che, dalla montagna, devo ancora apprendere molto.

Rallento il passo e mi godo il Sole.

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: Perchè dovresti imparare a Sentire

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