Mabon, Tempo del Raccolto

Mabon, tempo del raccolto.

Sta scendendo la notte.

Ho riposto con cura i miei attrezzi, la mia zappa, l’aratro e la scopa.
È tempo di attendere.

Ho sistemato il mio raccolto nel granaio dell’Anima.
Ha il colore dell’oro e della Terra.

Mabon, tempo di bilanci.

Guardo dietro alle mie spalle, brandelli di vita scorrono veloci.
Quante cose ho appreso. Quante cose ho sbagliato.

Mi avvicino, prendo una manciata di grano. Non è ancora stato pulito, non importa.

Ci sarà tempo per separare la paglia dal chicco.
Ci sarà tempo per lasciare andare ciò che non mi serve più, ciò che non sarebbe utile per sopravvivere all’inverno. Samhain è ancora lontano.

Passo e ripasso i chicchi tra le dita, sentendo il loro peso.

Sono più pesante, ora.

Porto il peso di ciò che ho appreso, guadagnato, porto la solidità delle mie esperienze.
La capacità di superare quei limiti che come fantasmi si crogiolano nei meandri della mia mente.
Un nuovo nome, un nuovo Io.
Un Destino scelto.
L’orgoglio assume una forma e un peso tutto suo, quanto lo porti addosso.

Sono anche più leggera.

La mia pelle porta il marchio inconfondibile della Mancanza.
Ciò che ho abbandonato o perso resterà tatuato a sangue sul corpo.
Un padre che non chiamerà più.
Vincoli difficili da sciogliere.

Mabon, festa della Terra.

Il mio Totem sussurra nel Vento il mio nome, dolce sfida da raccogliere.
Mi chiede di essere Coerente.
Arrestare il Fuoco, abbandonarsi all’abbraccio delle Radici – così forti, desiderate, così temute.

In lontananza, suonano i tamburi di Madre Terra.

È un invito alla Danza.

 

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: Samhain e il raccolto marcito

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