Lughnasad e Mabon, i raccolti dell’anno

La civiltà ebbe inizio quando per la prima volta l’uomo scavò la terra e vi gettò un seme.
Kahlil Gibran

Vorrei condividere con te alcune riflessioni su queste due feste che mi hanno sempre affascinato. Premetto che quanto scritto rispecchia unicamente una mia visione, quindi non prenderlo per oro colato.
Ma chissà, forse potrebbe aiutarti a vedere sotto un’ottica diversa quello che, solitamente, è un periodo energicamente molto intenso.

Lughnasad (o Lammas) e Mabon affrontano, sotto due aspetti diversi, il tema del raccolto e di quello che ne deriva. Il primo è il raccolto del grano. Il secondo è quello dell’uva.

Il primo raccolto, quello estivo, è molto legato al piano materiale.

Puoi vedere subito quanto grano raccoglierai, in base a quanta massa dorata popola il tuo campo. I chicchi vengono raccolti, lavati, e seccati per l’inverno. Da lì poi si otterrà il pane, simbolo del raccolto per antonomasia, pietanza base di molte popolazioni.
La quantità di pane che otterrai dipende da cosa e quanto hai seminato, e da come hai fatto crescere le piante.

Il primo raccolto è quello che suscita in noi un senso immediato di orgoglio o insoddisfazione. È il momento in cui cerchiamo le rassicurazioni materiali, in cui vogliamo vedere i frutti del nostro lavoro.

Lughnasad è il raccolto dello sforzo che diventa un risultato tangibile.
Se il risultato ottenuto non è conforme a quanto speravamo di raggiungere, ecco che il Fuoco e L’acqua che dominano l’estate ci danno la motivazione per cambiare. L’Acqua ci smuove sotto il lato emotivo: capiamo di non poter più sopportare delle cose. Il Fuoco ci dà la spinta per prendere delle decisioni.
Non a caso, buona parte delle decisioni drastiche vengono prese d’estate: decidiamo di lasciare il nostro partner, di cambiare lavoro, di affrontare – “da settembre mi metto a dieta!” – le cose che non ci piacciono della nostra vita.

Il secondo raccolto dell’anno è meno palese nelle sue manifestazioni, e molto più legato ad un piano emotivo.

È il tempo dell’uva che si prepara a diventare vino, ribollendo sommessamente nelle botti.

Mabon segna l’avvio di una trasformazione alchemica che, con l’energia dell’autunno, ci porterà a scendere profondamente dentro noi stessi.

Una delle interpretazioni più calzanti di questo periodo l’ho vista in un mazzo di tarocchi, che rappresentava Proserpina nell’atto di salutare sua madre, Demetra, mentre scende nel mondo dell’Ade.

La discesa dentro di noi ha inizio: quel che troveremo ad accoglierci dipende da quanti nodi abbiamo sciolto durante l’anno, e quanti invece sono rimasti a formare una matassa.

Mabon ci prepara ad affrontare la chiusura dell’anno con l’energia di Samhain, in cui tutto ciò che non è stato sfruttato – il raccolto marcito – troverà una fine e una nuova destinazione.
È il momento di prendersi tra le braccia e coccolarsi.
Come se la terra ci avvolgesse.

Se vuoi portare assieme a me un po’ di Magia nel mondo, condividi questo articolo.
Grazie di Cuore.

Leggi anche: Mabon, Tempo del Raccolto

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