Il segreto per incantare in sicurezza le erbe, i due Maestri – parte seconda

Nota: stai leggendo la seconda parte di un articolo dedicato all’approccio da seguire per praticare incantesimi con le erbe.
Prima di proseguire nella lettura, ti consiglio caldamente di leggere la prima parte.

 

Rieccoci dunque nel bel mezzo delle mie peripezie magiche.

Abbiamo visto come, seguendo pedissequamente quanto scritto nei libri ma senza interiorizzare quanto stessi facendo, ero riuscita a creare dei bei pasticci.

Turbata e molto scocciata, con la fretta tipica dell’adolescenza, saltai dunque alla conclusione che studiare non servisse e che – come ogni strega che si rispetti, avrei detto all’epoca – potessi affidarmi solo al mio sesto senso.

Eccoti il risultato.

LEZIONE DUE: MAI FIDARSI (SOLO) DELL’ISTINTO

Qualche mese dopo il primo flop, la mia amica Giulia (il nome è di fantasia per tutelare la sua dignità, alla mia ci ho rinunciato quando ho iniziato a scrivere questo articolo) mi chiese qualcosa per rendere fortunato l’incontro con il suo fidanzatino.
Le prime cotte, che tenerezza.

Ricordo che era primavera, e la campagna toscana era un tripudio di colori e profumi meraviglioso.
Presa da tanta bellezza, le consigliami di strofinarsi le mani e il collo con i fiori di gelsomino fresco prima dell’incontro.

Mi sfuggiva una cosa.

Quando viene tagliata, la pianta del gelsomino fresco rilascia un latte bianco che, per pelli sensibili, può essere urticante.

E meno male che non era un incontro sessuale, altrimenti avrei avuto sulla coscienza non solo la fine di un’amicizia, ma anche la virilità di un povero fanciullo in età adolescenziale!

Seconda lezione imparata: se non si studia, pasticciare può risultare pericoloso per noi e per i nostri cari.

Potrei raccontarti ancora svariati aneddoti sulle mie sfortunate peripezie magiche e non, ma direi che per oggi possiamo sorvolare.

Chiudo con un’ultima cosa.

Mi ci volle un bel po’ di tempo per arrivare al giusto equilibrio tra Tecnica e Intuito.

Probabilmente ci riuscii quando feci il primo – e ultimo – incantesimo per mia madre.

Aveva appena terminato in modo straziante una storia d’amore, era a pezzi, e io volevo fare qualcosa che alleviasse il suo dolore e la aiutasse a ripartire, tagliando i ponti col passato.

Ma nessun libro ti insegnerà mai come fare un incantesimo davanti ad una madre toscana scettica.

Trovai la ricetta di un proposito che, sebbene non corrispondesse esattamente a quel che volevo fare, ne fosse abbastanza simile. E poi la adattai.

Identificai – grazie alla Tecnica – dei sostituti per gli ingredienti che non avevo, convinsi la scettica madre a collaborare, e mi feci guidare dall’Intuito per creare un rituale efficace per lei.

In quel momento, nonostante lo scherno di una persona che ancora oggi mi chiama Panoramix, riuscii a raggiungere l’equilibrio tra ciò che sapevo di dover fare, e ciò che sentivo di dover fare.

Dai miei primi pasticci erano passati almeno tre anni.

Oggi, alla soglia dei trent’anni, ancora prendo lezione dai due maestri.
Alle volte seguo più Tecnica, altre volte più Intuito.

Ho incontrato molte persone sul Cammino e fatto tante esperienze che mi hanno arricchita.
Ma non ho certo smesso di imparare.

Perché la Magia è un viaggio, non una destinazione.

 

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Grazie di Cuore.

Leggi anche: Come apprendere l’uso magico delle erbe?

 

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