Perché mi chiamano Strega

Unico medico del popolo fu, per mille anni, la strega. Imperatori, re, papi, i più ricchi baroni avevano qualche dottore di Salerno, qualche moro o ebreo; ma la grande massa, un po’ tutti e d’ogni condizione, consultavano solo la Saga o Saggia-donna. Non guarendo, la insultavano e le dicevano strega. Ma di solito, per rispetto e anche timore, la chiamavano Buonadonna o Belladonna: lo stesso nome dato alle fate.

Jules Michelet

Se hai visitato le altre pagine di questo blog, avrai notato che nella mia descrizione mi definisco ‘Strega’.

Molte persone storceranno il naso, ritenendo troppo pretenziosa questa mia affermazione.
D’altronde, è quello che ho pensato anche io per lungo tempo.

Nutro un profondo rispetto per questo termine e per ciò che rappresenta. Per il sangue versato, le ossa rotte, i capelli e la pelle bruciata che hanno reso tristemente famose le donne di potere della tradizione europea.

Perché di questo si parla: potere.
Usciamo per un attimo dal pittoresco immaginario della donna col porro sul naso, il cappello a punta, le unghie lunghe, accompagnata da gatti rigorosamente neri e rospi.

Ogni epoca, tradizione e cultura ha avuto (e continua ad avere) le sue streghe.
Cambiavano i nomi, e in parte le funzioni, di queste donne e uomini di potere: curanderos, sciamani, uomini di medicina.
Persone che curavano il fisico, e l’anima, dei membri della comunità.
Persone rispettate, che avevano il dono di dialogare con il Mondo e assumevano le responsabilità che da questo derivano.

Ma al contrario di ‘Sciamano’, che ha un suono morbido e armonioso, il termine ‘Strega’ / ‘Stregone’ è a dir poco cacofonico. Questo la dice lunga sul rispetto che questi personaggi avevano nella nostra società: il suono stesso della parola indica qualcosa di sgradevole, la vecchia fattucchiera cattiva pronta a raggirare i poveri ingenui.

Sul chi, come, e perché abbia tramutato le guaritrici in nemico pubblico, è già stato scritto e detto fin troppo. Stesso vale per l’etimologia della parola stessa, di per sé incerta.

Ciò di cui vorrei parlare, invece, è di cosa voglia dire, per me, essere una Strega.

Per anni non mi sono considerata degna di portare l’onore e il peso di una simile definizione, nonostante in diversi mi chiamassero così.
Al contrario: guardavo con disprezzo chi diceva di essere una Strega, soprattutto se – dall’alto del piedistallo su cui mi ero posta da sola – non dimostrava a mio avviso di esserne ‘degna’.

Ma con il tempo ho appreso che sono le azioni, più delle etichette, a definire chi siamo.

Ho conosciuto persone che si definivano Grande Strega / Sacerdote / Sacerdotessa dell’ordine di sticazzi, ma per le quali l’unica connessione che riuscivano a sperimentare era quella del WiFi di casa.

Ma ho anche incontrato persone di grande consapevolezza che, pur senza fregiarsi di particolari titoli per descrivere il proprio cammino sul sentiero della Magia, erano capaci di rivoltarti emotivamente come un calzino e mostrarti tutti i tuoi limiti.

Donne capaci di sollevare il tuo cuore con un solo sguardo, perché attraverso quello sguardo potevi tuffarti nella meraviglia del mondo.
Uomini che mi hanno accompagnata nell’ombra, mettendomi di fronte alle mie debolezze e dandomi la carica per superarle.
Con una sola finalità: rendermi più vicina al mio sogno dell’Anima, farmi arrivare alla consapevolezza della responsabilità che ho (che tutti abbiamo) nei confronti di Madre Terra.

Quali di queste persone erano Streghe/Maghi/Sciamani, e quali no?

Penso che a fare la differenza sia la coerenza.

Se sento di poter essere una potenziale strega/curandera/sciamana (sottolineo il ‘potenziale’: anche gli sciamani seguono un percorso di apprendimento), allora ho il dovere di mettere il mio dono al servizio del mondo, rispondendo così al mio sogno dell’Anima. Perché nessuno lo farà per te.

Per farlo, devo rimboccarmi le maniche e iniziare un percorso alla scoperta di Me.
Perché se mi limito a stare immobile in un angolo, covando risentimento e invidia per chi cavalca l’onda new age, non sarò migliore di coloro che si fregiano di tali titoli per lisciare il proprio ego.

Quella che ti do adesso è una personalissima visione che deriva dalla mia esperienza, e in base alla quale ho accettato – non senza dubbi – di definirmi tale.

La Strega è una Donna di potere.

È una Donna che Sente e sperimenta la connessione con il Tutto, ascoltando la musica del mondo.

La Strega è consapevole di essere una cellula di Madre Terra, e si batte per mantenerne l’equilibrio.

La Strega porta la Magia nel mondo in modo pratico e attivo, giorno dopo giorno.
È una Donna in Cammino sul sentiero di Madre Terra.

Come ho detto prima, penso che siano le nostre azioni, più che le etichette, a fare di noi quel che siamo.

E quindi eccomi qui.
Non sono nessuno.
Non so niente.
E so di non sapere.

Ma niente mi impedirà di parlare col Vento e la Pioggia, chiedere alle erbe di tramandarmi il loro sapere, preparare talismani e unguenti, vagare tra i mondi non fisici per comprendere qualcosa di me, così che io possa adempiere al mio sogno dell’Anima: portare alle persone la luce del divino, avvicinandole a Madre Terra e al vivere la Magia.

Come un piccolo passero, porto nel becco una goccia di acqua per spegnere l’incendio che dilaga nella foresta.

Sono una Strega?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Se vuoi portare assieme a me un po’ di Magia nel mondo, condividi questo articolo.
Grazie di Cuore.

Leggi anche:Quattro cose che non puoi ignorare sulla Magia

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